LE LOTTE PER I DIRITTI NON SI POSSONO FERMARE

Ieri mattina all’alba un ingente spiegamento di Polizia e Carabinieri (Digos e Ros), ha fatto irruzione nell’occupazione abitativa di via del Casale De Merode a Tormarancia, nell’ambito di un’operazione su scala nazionale relativa agli avvenimenti di piazza del 15 Ottobre scorso.

Ne è seguita la notifica di due ordinanze di misure cautelari, nello specifico obblighi di firma, e perquisizioni in altrettanti alloggi all’interno dell’occupazione che hanno portato, come unico risultato, al sequestro di uno zainetto da bambino.

Nelle stesse ore in diverse città si svolgevano perquisizioni e si notificavano misure cautelari tra arresti domiciliari ed obblighi di firma che hanno raggiunto complessivamente 14 persone in tutta Italia.

Nelle ore seguenti altri tre occupanti ed attivisti del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa e dei movimenti per i diritti sociali di Roma, vengono segnalati come coinvolti nelle indagini (con nomi e cognomi sbattuti in prima pagina senza che fosse stato notificato nulla di ufficiale), dentro un impianto accusatorio che per tutti appare a dir poco fumoso.

In realtà si colpiscono persone “colpevoli” soltanto di aver scelto di essere presenti in una piazza importante come quella del 15 Ottobre così come ogni giorno si ritrovano nelle tante e necessarie battaglie contro le grandi lobby del mattone o della finanza, per la difesa dei territori, contro la precarietà.

Probabilmente opporsi alle politiche neoliberiste dei governi che hanno guidato e guidano oggi il nostro paese è un reato insopportabile per chi difende le ingiustizie e le ruberie di una classe politica e dirigente che concentra nelle mani di meno del 10% della popolazione la maggior parte delle ricchezze da noi prodotte e che continua, con inaudita testardaggine e determinazione, a difendere i propri privilegi e a distruggere le condizioni di vita della stragrande maggioranza delle persone.

L’operazione di oggi va ad aggiungersi ai già numerosi arresti e ai procedimenti sommari che negli ultimi mesi hanno portato a condanne spropositate elargendo anni di carcere a ragazzi per lo più giovanissimi, ad uno stillicidio oramai quotidiano di fermi, denunce, negazione del diritto a manifestare. Nell’era Monti, le ricette neoliberiste destinate a portarci al vero default cui vogliono arrivare, quello dei diritti, vanno difese “manu militari” criminalizzando la rabbia e le lotte sociali, chiudendo ogni spazio di espressione del dissenso e di partecipazione, come sta accadendo con il tradimento dei plebisciti referendari che hanno portato 27 milioni di italiani ad esprimersi contro la privatizzazione dell’acqua e dei servizi essenziali.

Non accetteremo mai supinamente, i diktat imposti dai grandi gruppi dell’economia e della finanza globale e con essi il presente ed il futuro che ci vogliono consegnare: fatto di suicidi per motivi economici, sacrifici, precarietà infinita.
Per questo oggi abbiamo il dovere, tutti e tutte, di denunciare ciò che sta accadendo, di mobilitarci contro questo prepotente scippo di democrazia e diritti, di continuare a costruire dal basso processi di opposizione ed alternativa.

Rivendicare libertà di movimento per tutti e tutte significa affrontare con la più grande solidarietà e vicinanza la repressione che colpisce e con la più grande determinazione le tante battaglie di giustizia sociale che vogliamo continuare a sostenere ed alimentare… liberare tutti vuol dire lottare ancora!

Invitiamo tutte le persone interessate e solidali, le realtà sociali della città, gli/le attivisti/e del supporto legale e della comunicazione indipendente a partecipare ad un’assemblea presso il L.O.A. Acrobax lunedì 23 ore 18.30

Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
L.O.A. Acrobax

cultura libera tutti

Da diverso tempo nella città di Roma stiamo assistendo ad un fenomeno che merita grande attenzione e una riflessione approfondita.
Si tratta delle cosiddette “occupazioni culturali”, nate all’interno dei numerosi cinema e teatri chiusi , abbandonati al degrado e al forte rischio di speculazione; la cittadinanza attiva ha scelto di riaprire tali spazi per riqualificarli e per dar loro nuova vita artistica, culturale e sociale.

Queste iniziative, nate dal basso, si pongono in netto contrasto con le scelte politiche delle varie amministrazioni locali che, attraverso lo strumento giuridico della Delibera 168 del 1995, denominata ‘Nuovi Cinema Paradiso’ e con le sue successive modifiche del 2000 e 2005, dietro un’apparente intenzione di “tutelare e conservare la vocazione culturale”di cinema e teatri in disuso, hanno agevolato di fatto la possibilità di cambiare la destinazione d’uso di questi edifici a favore del profitto dei privati e permettendo in molti casi la distruzione di importanti patrimoni architettonici e culturali. Ecco come hanno potuto materializzarsi, per esempio, alcune enormi sale Bingo nei nostri quartieri, privando quei territori di luoghi di socialità e cultura e, al tempo stesso, esprimendo e diffondendo una povertà socio-culturale allarmante.

L’occupazione di questi luoghi, oltre a garantire simbolicamente un presidio contro i tentativi di speculazione, ha restituito alla città dei beni comuni, attraverso la riapertura e la possibilità di vivere, al loro interno, percorsi di riqualificazione e di attivazione di un modello culturale differente, alternativo, alieno alle logiche commerciali, capace di sviluppare pensiero critico ed indipendente.

Dall’incontro di varie esperienze di lotta è nata l’idea di fare “rete” tra diverse occupazioni culturali. L’obbiettivo comune è sia quello di fronteggiare con determinazione l’eventualità di uno sgombero, sia quello di costruire un modello culturale alternativo di città e di società, attraverso percorsi di partecipazione e democrazia diretta.

Questo modello culturale rappresenta anche un nuovo modo di vivere la metropoli che si pone in contrasto con i fenomeni di disgregazione ed atomizzazione sociale e diviene motore di uno sviluppo sano dei territori, a partire dalla partecipazione diretta dei cittadini.

Allo stesso modo, costruire un’altra cultura appare sempre più necessario per smettere di pagare il prezzo di una crisi di cui non siamo responsabili; per costruire un’ alternativa alla precarietà dentro la quale vorrebbero far precipitare le nostre vite, riconquistando diritti, ponendo al centro la questione del reddito per liberare i nostri tempi e per costruirci da soli un futuro che continuano a negarci ostinatamente.

E’ sulla base di questi presupposti che il Teatro del Lido di Ostia, Ex Cinema-Teatro Preneste Liberato gprv, CineTeatro Volturno Occupato e Teatro De Merode hanno, in questi ultimi mesi, provato ad elaborare una piattaforma di contenuti e proposte che intendiamo mettere al centro di una riflessione ampia e di una scommessa collettiva: difendere e continuare a conquistare spazi di cultura libera e indipendente in ogni quartiere, ricordandoci che “Ogni città prende la sua forma in base al deserto al quale si oppone” (Italo Calvino); costruire uno spazio di elaborazione ed iniziativa comune in grado di alimentare nella città una nuova stagione di aggregazione plurale e di movimento.

Cultura libera tutte e tutti

ASSEMBLEA PUBBLICA
martedì 13 Marzo 2012 ore 18:00
VOLTURNO OCCUPATO
Via Volturno 37, Roma (Stazione Termini)

QUANDO LE LOTTE SI UNISCONO FANNO PAURA, LIBERI SUBITO I COMPAGNI ARRESTATI!

Oggi alle 11:30 i movimenti di lotta per la casa hanno occupato la sede
del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica)
dietro uno striscione che recitava “1 km di TAV = 500 case popolari”.
Un’iniziativa pacifica, organizzata perché in questa sede vengono
definiti gli stanziamenti di fondi per il TAV in Val di Susa.
Le 400 persone che hanno dato vita all’iniziativa sono state più volte
caricate dalla Polizia ed infine spinte fuori dal palazzo di via della
Mercede 9.
Alla legittima richiesta di poter proseguire la protesta con un corteo,
35 persone, compagni e compagne, sono state identificate e fermate ed un
compagno è rimasto a terra ferito dalle violente cariche. I fermi che
poi sono risultati arresti e sono 4.
Contemporaneamente la tendopoli del Coordinamento Cittadino di Lotta per
la Casa che stava presidiando i palazzi abbandonati di proprietà del
demanio pubblico in Via Boglione 63 (nella periferia Sud di Roma) è
stata sgomberata. A detta delle stesse forze dell’ordine si è trattato
di una rappresaglia per l’occupazione del CIPE in via Mercede. Nel corso
dello sgombero del presidio, operato dal reparto mobile della Guardia di
Finanza, sono state identificate tutte le famiglie presenti. Due donne
sono state portate al Commissariato Preneste perché in quel momento
prive di documenti.
Forse nel timore che la vendetta non fosse sufficente, le forze
dell’ordine, nel pomeriggio, hanno assaltato con inaudita violenza
l’occupazione di via Casal Boccone dei Blocchi Precari Metropolitani.
Sono stati sparati lacrimogeni sul tetto, una parte dello stabile è
stata devastata, ma grazie alla determinazione degli e delle occupanti
lo sgombero non è stato portato a compimento.

Oggi a Roma si è reso palese l’atteggiamento aggressivo e repressivo che
comune e governo stanno avendo nei confronti di chiunque, in questo
paese, alzi una voce di dissenso e cerchi di autodeterminarsi.

Ancora una volta ci dimostrano quale sia per loro la democrazia: quella
che occupa militarmente i territori nella Val di Susa, che uccide nei
CIE e nelle carceri, che punisce con sentenze spropositate chi si è
difeso il 15 ottobre dai caroselli della polizia, e che non si preoccupa
di sgomberare centinaia di famiglie sotto la neve.

Ma le lotte sociali non si fermano. Scendono in piazza per la libertà di
movimento chiamando alla mobilitazione in solidarietà e complicità con
gli arrestati, a partire da domani mattina.

ORE 9.00 PRESIDIO SOTTO IL TRIBUNALE A PIAZZALE CLODIO

ORE 10.00 PRESIDIO DAVANTI AL CARCEREDI VELLETRI

ORE 15.00 ASSEMBLEA PUBBLICA AL VOLTURNO OCCUPATO

video:

http://video.repubblica.it/edizione/roma/tentano-di-occupare-una-sede-del-governo-la-polizia-carica/89986/88379

no tav

un video sul corteo no tav di roma con alcuni momenti delle azioni di teatro de merode

sab 25 tutti/e ad ostia

Questa notte alcuni compagn@ del teatro del lido, mentre attacchinavano i manifesti di lancio della manifestazione “Costruire l’altra Ostia”, sono stati aggrediti da militanti neofascisti, 3 di loro riportano fratture e contusioni gravi.

Non si è trattato di una rissa, ma di una brutale e premeditata aggressione , con tanto di spranghe e bastoni, ai danni di chi da anni lotta sul quel territorio

Tanto più grave perchè compiuta alla vigilia del festeggiamento dei due anni di occupazione del teatro del lido, una realtà questa che che lavora da anni per restituire ad ostia e alla città tutta non solo lo spazio del teatro, ma un’idea di cultura dal basso e resistente che è stata in questi anni un fondamentale esempio per tutti quelli e quelle che si sono mobilitati nelle battaglie di riappropiazione dei beni comuni.

Il Tdl è stato ed è casa delle compagnie teatrali, dei giovani artisti, degli studenti delle scuole, delle associazioni territoriali, di tutti i cittadini e cittadine; una comunità che ha trovato voce e spazio fra le pareti di questo teatro sul litorale di ostia.

E proprio chi produce cultura dal basso, chi si oppone alla barbarie offrendo spazi di socialità e condivisione, che evidentemente fa paura ad organizzazione neofasciste come casapound che vorrebbero imporre con la violenza delle spranghe una cultura di sopraffazione e machismo.

A loro, ed ai loro protettori, noi rispondiamo che realtà come quella del TdL non si toccano,perchè sono di tutt@ noi.

Insieme all’abbraccio ai compagni e alle compagne di ostia, invitiamo tutt@ a partecipare alla manifestazione di domani (sab 25 feb) “Costruire un’ altra città, costruire l’altra Ostia”. Appuntamento ore 15 alla Stazione Lido Centro

Intimidazioni e aggressioni non ci fermeranno, contro il fascimo, per la cultura e i beni comuni.

cineteatro volutrno occupato – teatro de merode – cineteatro preneste liberato GPRV

solidarietà ai compagni del lido

CASAPOUND AGGREDISCE CON CASCHI E BASTONI ATTIVISTI DEL TEATRO DEL LIDO

Aggrediti artisti ed operatori culturali del Teatro del Lido di Ostia, mentre attacchinavano i manifesti per un corteo territoriale in difesa dei beni comuni. Tre ragazzi all’ospedale per mano dei militanti di Casapound.

Roma (24 Feb.) – Accade dopo mezzanotte in Piazza della Stazione Vecchia ad Ostia, davanti la sede del tredicesimo municipio. Un gruppo di militanti di Casapound armati con caschi e bastoni hanno aspettato e poi aggredito alcuni operatori culturali del Teatro del Lido, mentre stavano attacchinando i manifesti per il corteo del 25 Febbraio. Tre persone del Teatro del Lido sono finite all’ospedale con gravi lesioni alla testa e braccia fratturate, per difendersi dai colpi inferti con le spranghe.

“Un’ aggressione premeditata, consumata alla vigilia di una importante giornata di mobilitazione per tutto il territorio – dichiara in un comunicato il comitato cittadino per il teatro del Lido – è il momento che la politica prenda una posizione chiara contro questi personaggi violenti che, nel nome di un presunto ideale politico, si armano di spranghe e spaccano teste”.

Imbrattati alcuni muri della città con celtiche e scritte ripugnanti: si tratta di una offesa gravissima alla città e ai luoghi della cultura e della socialità.

“Facciamo appello alle istituzioni democratiche del paese – prosegue il comitato cittadino – per fermare la violenza di questo gruppo di squadristi, che da troppo tempo commette atti di violenza sul nostro territori

Il corteo in difesa della cultura e dei beni comuni previsto per il 25 febbraio rimane convocato per le ore 15 alla stazione Lido centro. http://www.facebook.com/events/165070783606548/

Comitato cittadino per il Teatro del Lido di Ostia

foto-video del carnevale antirazzista

..un set di foto..

http://www.flickr.com/photos/billo1999/sets/72157629398576785/

..il servizio del tg2..

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ff26e53f-e378-4a86-9952-8806cff11042-tg2.html#p=0

carnevale antirazzista dell’XI municipio

anche quest’anno torna il carnevale antirazzista

la storia

Questa storia si svolge nell’anno 3012.
La terra è ormai molto diversa da come noi tutti la conosciamo; inquinamento, radiazioni, uso sconsiderato di cemento e materiali plastici, strapotere economico e avidità l’hanno completamente trasformata. I mari sono ormai simili ad una brodaglia puzzolente e appiccicosa, nevi e ghiacci non compaiono più sulle cime dei monti, le pianure, un tempo verdi, sono ormai aridi deserti in cui l’unica forma di vita che sembra sopravvivere sono degli enormi mosconi grigi (anch’essi, in ogni caso, in via d’estinzione). Ovunque si volga lo sguardo non c’è che una decadente devastazione, una triste mescolanza di scempi climatici ed edilizi. I resti delle città somigliano ad enormi cimiteri di scheletri in ferro e cemento, il cielo è basso e perennemente coperto da fitte nuvole di un rosso malato.

I popoli che l’abitavano non ci sono più..
Moltissimi anni fa, il popolo delle terre del sud, abituato a vivere nel suo caldissimo deserto e vedendolo ogni giorno farsi più aggressivo inghiottendo alberi, piante, oasi verdi, fiori dai colori rifulgenti ed ogni altra forma di vita, si riunì sotto il grande albero dai fiori di Rajadal per una lunga e dolorosa riunione (si narra che parlarono senza pause per oltre tre settimane) alla fine della quale decise di rifugiarsi su Marte.
Marte era, infatti, il pianeta più caldo della galassia e lì, si dissero gli abitanti delle terre del sud, avrebbero trovato un sistema per ricominciare a vivere.
Nello stesso istante, dall’altra parte della terra, anche il popolo delle montagne del nord vedeva i ghiacciai delle proprie montagne ritirarsi come impauriti: sotto le nevi affiorava, giorno dopo giorno, un grigio deserto di pietre, iniziavano a prosciugarsi fiumi e laghi, e con essi l’acqua potabile e la possibilità di coltivare e allevare gli animali. Così anche il popolo delle terre del nord si riunì nella radura più grande del fitto bosco e discusse sul da farsi per tre settimane consecutive. Decisero di rifugiarsi su Nettuno, il pianeta più lontano dal sole e, quindi, il più freddo; lì, si convinsero, avrebbero ricominciato una nuova vita.

Fu così, che nel giro di tre settimane, la Terra fu lasciata sola e ammalata.

Da quei tristi avvenimenti è passato ormai così tanto tempo e si sono ormai susseguite così tante generazioni che ormai nessuno degli abitanti di Marte e Nettuno ricorda più da dove proviene; qualche scienziato guarda la terra attraverso grandi binocoli e pensa tra se e se: “che strano pianeta..”
La vita su Marte non è semplice: il caldo è insopportabile. Anche se tutti vanno in giro vestiti con speciali tute raffreddanti, non ci si può fermare per molto tempo al di fuori delle proprie abitazioni.. le città sono costituite da una fitta rete di tunnel “raffreddanti” dove si svolge tutta l’attività del popolo. Le varietà di cibo sono poche e tutto ha un retrogusto di bruciaticcio, poiché non si riesce a cuocere nulla senza che si carbonizzi all’istante. Anche bere non è semplice: per ottenere un bicchiere d’acqua bisogna portarsi alle labbra una brocca da un litro: l’acqua evapora rapidissimamente e si riesce a berne si e no un bicchiere, in compenso il vapore arriccia capelli e baffi e tutti sono sempre spettinati. I movimenti sono faticosamente lenti, a causa della forte gravità che schiaccia tutti al suolo.. infatti gli abitanti delle terre del sud, un tempo alti e fieri, sono ormai rassegnati a diventare sempre più bassi e allargati sui lati.
Su Nettuno non se la passano meglio: il freddo e il vento stellare sono così acuti e persistenti che la gente, prima di uscire da casa, si mette nelle tasche un po’ di brace ancora ardente. In questo modo ottiene il doppio effetto di scaldarsi (per quello che dura la brace, a quelle temperature!) e di zavorrarsi per evitare di volare via. Il cibo non è migliore di quello di Marte, esistono infatti soltanto piatti freddi (poiché nulla resta caldo per più di un secondo) e il cibo, a causa della lontananza dal sole, ha tutto lo stesso colore: bianco. (cosa che da l’idea di mangiare perennemente broccoli!). Oltretutto, a parte lo spiacevole inconveniente che qualsiasi liquido portato fuori da un’abitazione (ultrariscaldata) si ghiaccia all’istante, la gravità è così bassa che qualsiasi cosa non trattenuta vola via e non riscende più. Gli abitanti di Nettuno, infatti, legano tutto ai vestiti con piccole cordicelle, in modo da non perdere le chiavi di casa o gli occhiali; ma non sono rari gli episodi in cui, passeggiando con l’amico del cuore, ci si ritrovi a parlare da soli senza rendersi conto che egli è volato via per riatterrare chissà dove.
Ma la cosa più grave che accomuna i due pianeti è la mancanza di storie, di leggende, di memoria.
Essendosi i popoli infatti trasferiti di colpo e da (relativamente) pochi anni, non esistono fiabe e miti dei tempi antichi, non ci sono personaggi mitologici che possano insegnare ai bambini cosa è giusto e cosa è sbagliato, non c’è mai una buona storia per fantasticare sulla punta di una roccia dalla forma strana o su un grande buco al centro di una pianura. A causa di questa mancanza di storie tutti hanno scordato l’importanza dei ricordi, ognuno vive il proprio presente solitario senza fare nessuna attenzione a mescolarlo col proprio passato; si potrebbe dire che i due popoli, più che vivere, siano impegnati ogni giorno a sopravvivere.

Una magica notte, poiché anche su Marte e Nettuno ci sono il giorno e la notte, gli abitanti dei due pianeti fanno un sogno, tutti lo stesso: nel sogno un serpente piumato e un dragone giallo appaiono maestosi ai due popoli. Unendosi in un cerchio fanno apparire nell’aria delle immagini, sono immagini di un mondo lontano, diverso da tutto quello che i due popoli conoscono.. è un mondo in cui l’acqua scorre ovunque, tutto è ricoperto da prati, boschi, monti e mari azzurri, dove il cielo è limpido e la gente vive del proprio lavoro in pace con tutti.. due popoli marciano l’uno verso l’altro incontrandosi al centro della terra e lì scoppia una grande festa; le persone ballano, cantano, suonano e si divertono uniti soltanto dalla voglia di stare insieme. Poi le immagini si dissolvono. I due animali volgono severamente lo sguardo ai popoli riuniti per ammirarli, li ammoniscono per i grandi errori commessi nel passato, poi, con dolcezza, invitano tutti a compiere il proprio destino tornando nella propria terra d’origine. Infine si innalzano nel cielo e scompaiono all’orizzonte.

Al mattino, su Marte e su Nettuno, tutti si svegliano con la stessa strana sensazione e con il bisogno fortissimo di raccontare del sogno fatto a qualcuno. In pochissimo tempo ognuno si rende conto di aver sognato la stessa cosa di tutti gli altri. La gente comincia a farsi delle domande, qualche anziano vede riaffiorare ricordi di qualche anziano signore a cui qualche anziano signore aveva raccontato qualcosa a proposito di un anziano signore che raccontava di una leggenda che..
Per giorni ognuno si chiede da dove venga questo sogno, chi siano quei magici animali e che significato abbia tutta questa vicenda della quale, ormai, nessuno smette di parlare.
Ma sopra ogni cosa, in tutti, è ormai fortissimo l’istinto di mettersi in viaggio, non si sa bene alla ricerca di cosa, ma partire, il prima possibile, perché non si possono ignorare i segni del destino.

I due popoli, ognuno sul proprio pianeta, si mettono al lavoro: in poco tempo vengono ultimati due astronavi enormi, così grandi da poter contenere nella propria pancia l’intera popolazione.
Il popolo di Marte dota la propria astronave di un motore che attinge energia dall’enorme massa di luce e calore che il proprio pianeta emana. Attraverso grandi lastre vitree l’astronave ingloba e accumula tutto il “carburante solare” necessario al viaggio verso il pianeta lontano di cui nessuno conosce il nome ma che, sono tutti sicuri, è quel mondo di cui il dragone e il serpente li hanno messi a conoscenza con il sogno.
Il popolo di Nettuno cuce alla propria astronave delle enormi vele, pronte a gonfiarsi con il vento stellare e capaci di sospingere a gran velocità la propria nave spaziale verso quel pianeta lontanissimo, che per qualche strano motivo, tutti sentono essere la meta del proprio viaggio.
Sono giorni di eccitazione, in cui la gente dei due popoli scopre, innanzitutto, qualcosa che credeva di non aver mai provato: il lavorare insieme ad un obbiettivo comune.

Arriva il giorno della partenza, e dato che anche questa che stiamo raccontando è una leggenda, e si sa, nelle leggende le cose accadono per magia, i popoli partono nello stesso istante alla volta di quella che, ormai, abbiamo tutti capito essere la terra.

E’ un lungo viaggio, almeno per i due popoli che di viaggi non ricordavano più di averne fatti. Un viaggio in cui i dubbi e le domande cominciano a far riaffiorare miti e leggende sul passato che ci si sta lasciando alle spalle e storie fantastiche per rassicurare anziani e bambini sul mondo al quale si sta approdando.

Infine i popoli giungono sulla terra, e, sempre per una di quelle meravigliose coincidenze proprie delle fiabe, il popolo delle terre del sud atterra nella propria terra d’origine, esattamente come il popolo delle montagne del nord, anch’esso, si ritrova nella terra lasciata moltissimi anni prima.

Davanti ai loro occhi si presenta uno spettacolo mai visto: la terra come l’avevano lasciata.. con vecchi palazzoni rugginosi, infiniti deserti e una grande desolazione. Tutto quello che noi, purtroppo già sappiamo.
Ancora una volta l’istinto li porta a mettersi in marcia, e, spontaneamente, i due popoli si dirigono verso il centro della terra, ignari essere il luogo dove i loro avi, molte volte, si erano incontrati per festeggiare la loro promessa di amicizia.

Durante il tragitto la curiosità lascia spazio ad una constatazione: l’aria sembra essere respirabile.
In più, mano a mano che la marcia prosegue, come per magia una ancestrale memoria sembra riaffiorare tra le genti. Qualcuno improvvisamente ricorda la funzione di qualcosa, ad esempio un vecchio utensile da cucina ormai fossilizzato o un’enorme deposito per l’accumulazione del denaro. Tutti fanno ipotesi sulla funzione originaria di ciò che incontrano: una macchina per coltivare i campi, un serbatoio di carburante, una montagna scavata per rubarle minerali o una piattaforma ben visibile per estrarre petrolio dal mare.
Lentamente una certezza si fa strada. La terra su cui camminano è il luogo da cui tutti provengono. E ad accompagnare questa scoperta c’è la fortissima sensazione di essere in prima persona i responsabili della sua rovina e del conseguente abbandono. E’ una marcia in cui i popoli, avvicinandosi al centro della terra, ritrovano la memoria perduta.

Qualcuno vocifera che si potrebbe, lavorando un po’, pulire tutto questo disordine e tornare ad abitare proprio lì dove ora stanno camminando, quando, all’improvviso, sull’orizzonte, ogni popolo vede apparire l’altro.
La sorpresa crea immediatamente un grande sgomento e una immensa paura: chi sono quelli? Che ci fanno qui? Da dove vengono? Perché sono così diversi?
Domande che, ahimè, trovano le peggiori risposte: sono nemici! Ci vogliono rubare il pianeta che abbiamo appena ritrovato! Dobbiamo ucciderli perché altrimenti loro uccideranno noi!

I due popoli si schierano in assetto da guerra:
Il popolo di Marte si schiaccia al suolo, perché questo è in effetti l’unico assetto che la gravità marziana permette!
Il popolo di Nettuno si alza sulle punte dei piedi, perché questo è quanto di più vicino agli enormi salti che si possono spiccare su Nettuno.
Infine, si scagliano l’uno contro l’altro con rabbia, decisi a far fuori il proprio avversario.

Ed è qui, che accade ciò che nessuno aveva previsto: i due popoli si mancano! si.. insomma.. si sfiorano, si lisciano!
Si ritrovano l’uno sulle posizioni dell’altro confusi e strorditi.
Ma subito la rabbia riprende il sopravvento: in un batter d’occhio si corrono nuovamente incontro e.. niente! Si sfiorano ancora senza riuscire a toccarsi.
La battaglia va avanti così per un bel po’, senza nemmeno un graffietto.
Poi, qualcuno, riesce ad afferrare un nemico per le braccia; e qui accade la seconda cosa che nessuno aveva previsto: tirandosi dalle mani i marziani, schiacciati, si rialzano, e i nettuniani (ma come si chiamano gli abitanti di nettuno?) si abbassano, ritrovandosi di colpo alla stessa altezza del presunto nemico e, di fatto, riconoscendosi come simili, anzi, di più, come uguali!
Mano a mano che la battaglia procede sempre più persone si rendono conto di avere di fronte non dei pericolosi nemici ma un popolo uguale al proprio, forse anch’esso alla ricerca di qualcosa di ignoto.
Ma è soltanto quando tutti hanno recuperato la propria altezza originale e sono ormai mischiati al popolo avversario che accade la terza (ed ultima) cosa che nessuno aveva previsto: forse a causa del luogo, forse della posizione, forse dei colori dell’altro popolo, qualcuno si ricorda all’improvviso della leggenda che li portava ogni anno, al centro della terra, per festeggiare con il popolo amico.
In men che non si dica la notizia si diffonde, e con essa il ricordo.

Scoppia una grande festa in cui tutti si abbracciano, ballano e cantano.. accorgendosi, per altro, che per ballare non c’è gravità migliore di quella terrestre.

Eppure la festa non riesce a distogliere lo sguardo da ciò che c’è tutto intorno.. così i due popoli, nuovamente amici e convinti a riprendere possesso del loro pianeta, si incamminano verso il centro della terra dove, come guidati da una forza magica, schierano le due astronavi a semicerchio e collegandole riescono a sprigionare un calore così intenso da far sbocciare, timidamente, qualche germoglio verde.
E’ un miracolo! La terra è di nuovo abitabile!

Solo a quel punto la vera festa ha inizio.. e si balla, si canta e ci si perde in racconti del lungo periodo di lontananza durante tre giorni e tre notti..

poi, tutti si mettono al lavoro: c’è un pianeta da risvegliare.

Comunicato stampa|Cultura resistente nei migliori cine teatri occupati

Comunicato stampa|Cultura resistente nei migliori cine teatri occupati

COMUNICATO STAMPA

Si è avviata alla conclusione l’occupazione dell’assessorato alla cultura del Comune di Roma da parte degli attivisti delle diverse esperienze di cinema e teatri occupati della città.

L’assessore alla cultura Dino Gasperini ha ricevuto una delegazione degli occupanti, esprimendo apertura e condividendo la preoccupazione legata al rischio sgombero che riguarda in particolare le esperienze del Cineteatro Volturno e del Cineteatro Preneste.

“Queste due realtà autogestite hanno un valore fondamentale, non solo dal punto di vista culturale, ma anche sociale, poiché forniscono una risposta concreta agli altrimenti irreversibili processi di disgregazione, ancor più evidenti nella condizione di precariato allargato cui la crisi ci sottopone. Pertanto è inaccettabile e riduttivo che vengano gestite come questioni di mero ordine pubblico. L’aggressione senza precedenti e la criminalizzazione che queste esperienze stanno subendo hanno alla base interessi speculativi privati, feroci e poco chiari. A riguardo non possiamo cedere, non faremo un passo indietro.”

La fitta discussione svoltasi nelle stanze dell’assessorato ha portato a fissare per Mercoledì 18 gennaio, alle ore 10, un nuovo incontro con l’assessore Gasperini e, a rappresentanza del sindaco, il capo di gabinetto Lucarelli. L’incontro avrà, tra gli altri, l’obiettivo di aprire un confronto concreto sulla gestione e sulla progettualità partecipata di questi spazi.

Inoltre, Venerdì 20 gennaio, sempre alle ore 10.00, è previsto un incontro sulla vicenda del Teatro del Lido, a cui sarà invitato anche il Presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani.

RETE DEI CINE-TEATRI OCCUPATI:

CINETEATRO VOLTURNO – CINETEATRO PRENESTE – TEATRO DEL LIDO – TEATRO DE MERODE – COORDINAMENTO LOTTA PER LA CASA

6 ANNI D’OCCUPAZIONE

..venite a festeggiare con noi..